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PERCHÉ IL TRATTAMENTO 6-KI NON FUNZIONA?

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PERCHÉ IL TRATTAMENTO 6-KI NON FUNZIONA?

PERCHÉ IL TRATTAMENTO 6-KI NON FUNZIONA?

Spesso si può sentire dai neofiti della terapia Su Jok che è impossibile guarire utilizzando i 6 KI, che il trattamento è difficile o non funziona.

Effettivamente, è il metodo più difficile nella terapia Su Jok. Ma anche, secondo me, il più efficace.

Vorrei analizzare i principali errori dei praticanti di questo metodo, eliminando i quali, il trattamento delle Sei Energie funzionerà.

1. Definizione errata della categoria della malattia: Yang o Yin. 

E’ uno degli errori principali a causa del quale il trattamento diventa l’esatto opposto di quello che serve e aggrava le condizioni del paziente. Certo, c’è anche la cura “omeopatica”, quando tonifichiamo l’eccesso, per esempio, ma non è sempre indicato.

Siamo abituati a pensare che le malattie Yang si sviluppino bruscamente, in modo pronunciato, che siano sorte di recente e che le malattie Yin abbiano un lungo decorso, che siano sorte da molto tempo, che siano croniche, che non si manifestino in modo pronunciato. Ma non tutto è così certo come sembra. 

Un paziente può avere una malattia Yang da molto tempo, mentre di recentemente è insorta una malattia Yin. Pertanto, in primo luogo durante la diagnosi si dovrebbe prestare attenzione alla gravità, all’espressione della malattia, alla natura, al carattere della sua patogenesi e alla relazione con i fattori esterni. I sintomi Yang sono pronunciati, le manifestazioni continue sono assenti, essi possono essere atipici, meno dipendenti dai fattori esterni.  I sintomi Yin sono poco espressi, stabili nella manifestazione, continui, dipendono maggiormente dai fattori esterni.  

Questi sono i criteri principali della diagnosi. 

2. La scelta sbagliata del livello di lavoro Yang o Yin.

Organi e sistemi, a seconda della loro struttura e delle loro funzioni, sono correlati o con le energie Yang o con quelle Yin. Ma la scelta del livello del di lavoro DIPENDERÀ SEMPRE DALLA CATEGORIA DELLA MALATTIA – YANG O YIN.

Cioè, se una persona ha una polmonite acuta, dovrebbe essere trattata attraverso la secchezza Yang e non attraverso la secchezza Yin, con la quale i polmoni sono strutturalmente correlati. Oppure, se una persona ha sintomi di gastrite cronica, il trattamento dovrebbe essere prima di tutto attraverso l’umidità Yin e non attraverso l’umidità Yang.

Questa regola può essere corroborata dal fatto che alla base di ogni oggetto o fenomeno c’è il modello della Triorigine, le cui componenti fondamentali sono Hetero e Homo (Yang e Yin), quindi nell’organo si manifestano sia le energie Yang che le energie Yin. Inoltre, nell’atlante del sistema energetico, il Professore ha delineato i passaggi interni dei meridiani Yang e Yin che innervano congiuntamente sia gli organi Yang che Yin, quindi, indipendentemente dalla categoria dell’organo, l’accesso ad esso può avvenire sia a livello Yang che Yin. 

La stessa regola viene applicata anche alle zone locali di passaggio dei meridiani.  Ciò può sembrare strano, ma ogni volta viene confermato nella pratica: la zona di localizzazione di qualsiasi meridiano può essere considerata sia a livello Yin che a livello Yang, indipendentemente dalla categoria Yin o Yang del meridiano stesso. Qui bisogna orientarsi sulla categoria della malattia che si è manifestata in questa zona: Yin o Yang. Questa sfumatura può anche essere dovuta al fatto che dal punto di vista del modello della Triorigine e della legge Yin-Yang, qualsiasi organo, sistema, zona locale viene rifornito da entrambe le energie, sia quella Yang (Hetero) che quella Yin (Homo).

3. Accesso errato al focolaio della malattia. 

Si può accedere ai sistemi, agli organi, ai tessuti degli organi, alle zone locali utilizzando più vie, perchè lo stesso organo viene innervato da più energie.  Il modo in cui giungere al focolaio della malattia deve essere definito in base alla caratteristica della malattia, alle malattie concomitanti, alle malattie pregresse e ad altri dati dell’anamnesi. 

Devono essere presi in considerazione i dati della diagnosi psicologica secondo i 6 KI, perchè al livello mentale si saranno manifestate le energie che più probabilmente sono coinvolte nella patogenesi della malattia.

Ad esempio, è possibile accedere al disco intervertebrale L1 nei seguenti modi: Calura (colonna vertebrale) – Umidità (regione lombare) – Caldo (L1) – Vento (disco), oppure si può fare così: Freddo (colonna vertebrale) – Umidità (zona lombare) – Caldo ( L1) – Secchezza (disco). Inoltre, la colonna può essere raggiunta mediante l’energia del Vento, senza indicare nessun anello della “catena”, se queste energie non si manifestano nella patogenesi, nell’anamnesi, o attraverso lo stato mentale.

Quindi le vie di accesso sono tante, ma funzioneranno quelle che corrispondono ai dati del quadro clinico, della patogenesi, dell’anamnesi, della psicodiagnostica.

4. Trattamento dei soli meccanismi compensatori. 

È un errore molto comune che porta a conseguenze spiacevoli. La sua espressione più frequente nella pratica, si ha quando, nei casi di infiammazione, si sedano solo le energie responsabili del processo compensatorio dell’infiammazione stessa (energie di Calore, Calore, Umidità) senza intaccare la causa dell’infiammazione – infezione, processo allergico, processo autoimmune, danno meccanico (energie del Freddo, del Vento, della Secchezza). Ancora peggiore è il caso in cui l’energia compensatoria viene sedata e viene tonificata quella che causa la malattia.  In questo caso priviamo l’organismo dei meccanismi di diffesa e stimoliamo il processo patogeno. 

In caso di edema di Quincke, è particolarmente pericoloso sedare (inibire) l’Umidità Yang in combinazione con la tonificazione (stimolazione) delle energie del Vento Yang e del Freddo Yang: queste due energie sono la causa, mentre l’Umidità è solo compensativa, protettiva. In questo caso, l’edema può essere rimosso, ma può essere provocato uno shock anafilattico.

Per non commettere questo errore, è necessario studiare la patogenesi della malattia e correlare i fattori eziologici (causali) e compensatori con le energie e lavorare con essi basandosi principalmente sull’influsso del fattore eziologico. 

Accade così che i meccanismi compensatori determinano le manifestazioni cliniche della malattia e quelle eziologiche sono nascoste, soprattutto quando la diagnosi non è del tutto chiara. Per identificare le energie eziologiche, si dovrebbe fare riferimento all’analisi dell’anamnesi e della psicodiagnosi, in cui è necessario individuare dei “comuni denominatori” per ogni specifica condizione.

In conclusione di questo articolo, noterò che nonostante la complessità, se usato correttamente, abbiamo tra le mani un potente strumento che ci permette di ottenere la guarigione contemporanea di tutti i sistemi dell’organismo con poche prescrizioni.

 

Dott. Sokolov Alexey, Su Jok Academy di Mosca.

https://www.facebook.com/sokoloff1985

 

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